Settembre, andiamo

Megaphone si ferma nei mesi di luglio ed agosto.
Ritorniamo a settembre.

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Blonde Redhead

3 O’Clock EP
2017, 6 su 10
http://www.blonde-redhead.com/

UN EP con quattro brani, due cantati da Kazu e due da Amedeo (uno però è una ripresa di un vecchio lavoro) dove importanti arrangiamenti d’archi e fiati ingentiliscono suoni sporchi. Certo, una sterzata rispetto ai lavori precedenti, che potrebbe mostrare una nuova direzione. PEr ora, si ascoltano senza entuiasmi ma neppure senza dispiaceri.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

Zeitkratzer

Zeitkratzer Performs Songs From “Kraftwerk” and “Kraftwerk 2”
2017, 6 su 10
http://www.zeitkratzer.de/

Sulla carta, operazione interessante. Un gruppo tedesco d’avanguardia (colta: interpretazioni di Stockhausen; ma anche sghemba: Metal Machine Music di Lou Reed) che si cimenta con il repertorio di altri tedeschi d’avanguardia pop, i Kraftwerk appunto. La rilettura però è così così: più suonati e umani, i brani sono piuttosto stravolti nei suoni ma non nelle intenzioni, e se qualche mommento si apprezza anche al di là degli originali, ci sono troppo spesso momenti di stanca.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

Tennis

Yours Conditionally
2017, 4 su 10
http://www.tennis-music.com/

Non ricordo in base a quale recensione mi sono segnato di ascoltare questo gruppo indie-pop dagli Stati Uniti. Doveva essere entusiasmante e coinvolgente, perché altrimenti non capisco come questo pop annacquato (certe volte vengono in mente i peggiori Abba) sia potuto passare attraverso le mie orecchie, per essere dimenticato durante l’ascolto stesso.

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Pubblicato su recensione, Voto 04

Jamie Lidell / Herbert

When I Come Back Round / Megaphone
2017, 6 su 10
http://jamielidellmusic.com/
https://matthewherbert.com/

singolo composto da due brani: il primo di JL nella versione di MH (che ne ha prevo una versione dal vivo e lo ha remixato), il secondo un inedito dello stesso MH, in pieno stile techno. Se non fosse per i nomi coinvolti, la cosa sarebbe passata inosservata, con i nomi coivolti, i brani sono gustosi ma nulla più.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

Hauschka

What If
2017, 6 su 10
http://www.hauschka-net.de/

Il disco nuovo di H rimane sulla falsariga dei preceenti: piano preparati con vari orpelli, questa volta magari con un po’ piuù elettronica del solito. La composizione è tutto sommato semplice e rigorosa, mancano sbalzi d’umore e di qualità, per cui il prodotto è dignitosamente buono ed ascoltabile con piacere. Qualche sperimentazione in più, tuttavia, non avrebbe guastato.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

The Necks

Unfold
2017, 6 su 10
http://www.thenecks.com/

Ennesimo lavoro del quartetto austaliano, composto questa volta da quattro brani (tutti sopra il quarto d’ora) senza indicazioni di sequenza. Quattro pezzi informi, che non hanno inizio e fine, ma che lasciano sempre un senso di sospensione, complici le percussioni complicate, con momenti di nervosismo che tengono alta la tensione nonostante le lunghezza del lavoro. Altri ascolti potrebbero alzare il giudizio.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

Julitha Ryan

The Winter Journey
2017, 6 su 10
http://julitharyan.com/

Cantante (e multistrumentista) australiana, in tour con Nick Cave e lavori con Hugo Race, realizza un disco “italiano” (produzione e quasi tutti i musicisti sono infatti nostrani). Il suo punto di partenza è il piano con la voce, ma le musiche sono irrobustite e rese più sanguigne dal resto dei musicisti, per brani malinconici e pessimisti, che però non diventano mai troppo cupi e sofferenti.

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Pubblicato su Anno 2017, recensione, Voto 06

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