Johann Johannsson & Hildur Guðnadóttir

Mary Magdalene
2018, 6 su 10
http://www.johannjohannsson.com/

Non si placa l’onda di uscite seguite alla morte di JJ. Questa volta, una colonna sonora originale, che, come sempre, risulta funzionale alle immagini con il solito profluvio di archi, complice la collaboraborazione con la violoncellista HG. Musica sacra minimale, ascoltabile senza rimorsi e senza ricordi a posteriori.

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Jóhann Jóhannsson

Englabörn & Variations
2018, 6 su 10
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Continuano le uscite postume di JJ. Questa volta è la chiusura del cerchio, vista la ri-edizione del suo primo disco solista del 2001, accompagnato da un secondo disco con alternate takes remixes (anche di Sakamoto) ed altro. Da cui si vede come il discorso musicale di JJ fosse già ben definito, e che tutta la sua opera sia un unicum. Già questo disco è una colonna sonora, tra classica, ambient ed elettronica. E il secondo disco non fa che ribadirlo.

Jóhann Jóhannsson

The Mercy (OST)
2018, 6 su 10
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Continuano le uscite di JJ anche dopo la sua morte, vista la prolificità. Questa è la colonna sonora di un film (in Italia come “Il mistero di Donald C.”), che curiosamente raccoglie anche brani editi precedentemente, o reinterpretazioni di altri. Come una sorta di raccolta e testamento… Poi, la colonna sonora ha le sue esigenze, e ci sono i soliti bozzetti d’atmosfera e qualche brano più lungo per raccontare sofferenze o momenti interlocutori. Funzionale con compassione.

Jóhann Jóhannsson

Orphée
2016, 6 su 10
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Esce nientemeno che per Deutsche Grammophon il nuovo lavoro, senza essere una colonna sonora, di JJ. Epperò delle colonne sonore che lo hanno reso famoso (due nomination agli oscar) mantiene molte caratteristiche, tra cinematismi, linee soffuse ed elettronica incidentale, qualche voce non incisiva, le solite cose. Non essendo legato alle immagini, qualche originalità in più c’è, ma rimane sempre il sospetto che JJ potrebbe fare molto ma molto meglio.

Jóhann Jóhannsson

Sicario
2015, 5 su 10
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Già compositore sperimentale, JJ ha trovato nuova vita nelle colonne sonore. Questa volta i brani sono talmente d’accompagnamento e stilizzati, da ransentare il cliché, tanto che spesso sembra di essere un B-movie mal accompagnato. Questa volta il gioco non è riuscito.

Jóhann Jóhannsson

The Theory of Everything
2014, 6 su 10
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La colonna sonora del fortunato film “La teoria del tutto” è una tipica colonna sonora. Ben suonata, ben arrangiata, molti archi, brani strumentali non invadenti, lievi melodie e tutto il solito armamentario. Abbastanza inutile da sola, di ascolto un po’ sottotono e decisamente normalillata rispetto ad altri lavori di JJ.

Johann Johannsson

The Miners’ Hymns
2011, 5 su 10
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Membro fondatore degli Apparat Organ Quartet, lì è tanto giocoso quanto da solista rigoroso, algido e a volte funebre. Questa è la colonna sonora di un documentario sui minatori, e mi figuro una storia triste, molto triste, accompagnato da queste note (si fa per dire) altrettanto tristi e suoni spaziosi (registrati in una cattedrale) e tenebrosi. Che però, sarà l’assenza delle immagini, sarà che di loro sono piuttosto statici, i brani non riescono a pigliare l’ascoltatore e a trascinarlo nel gorgo.